Nella giornata dei prigionieri politici, vogliamo porgere un saluto alla nostra compagna Hanna


Traduciamo da Basc.news

Oggi, nella giornata dei prigionieri politici, vogliamo porgere un saluto alla nostra compagna Hanna, che è ancora detenuta a Monaco. Hanna viene accusata di avere preso parte, insieme ad altre persone, a degli attacchi contro neonazisti che volevano festeggiare le SS a Budapest.

Non solo lo stato vuole perseguitare politicamente persone che si oppongono ai neonazisti in uniforme della Wehrmacht. Maja è stat* illegalmente deportat* in Ungheria e lì deve lottare in condizioni detentive molto più difficili di quelle di Hanna a Monaco.

Hanna soffre a Monaco, esattamente come tutte le altre detenute, soprattutto per le poche ore d’aria e di socialità, ovvero momenti in cui le detenute possono passare del tempo insieme.
 Queste occasioni vengono spesso cancellate quando il personale è insufficiente e questo porta le detenute a decidere se usare il proprio tempo per sport, doccia, ora d’aria o cucinare.
In carcere tutte le donne soffrono la pessima assistenza medica e naturalmente la mancanza di contatti diretti con famiglia e amici. Hanna, come prigioniera politica, deve far sottoporre la propria posta ad un controllo doppio, che le consente di riceverla dalle 3 alle 4 settimane.

È sbagliato attaccare persone in uniforme della Wehrmacht?
In passato i nazisti venivano picchiati in parlamento dai rappresentanti della SPD, come ad esempio nel marzo 1950, quando il nazista Wolfgang Hedler venne attaccato da Herbert Wehner e altri membri della SPD, ma oggi scene simili vengono trattate in maniera molto diversa.
Lo stato tedesco sottolinea che l’immagine della Repubblica Federale Tedesca venga infangata quando antifascist* tedesch* vengono processati in Ungheria. Però sembra non destare particolare sdegno quando cittadini tedeschi neonazisti si recano nella stessa Ungheria per sfilare in uniformi storiche delle SS… quello invece non reca danno d’immagine, anzi, non sembra proprio che freghi nulla.

Gli unici a cui frega di questa faccenda sono e restano gli antifascisti.
 A loro, di nazionalità tedesca, ungherese, italiana o altra, rimane il compito di organizzarsi pur nella consapevolezza dei rischi a cui vanno incontro.
Sarebbe meglio senza l’antifascismo?
Quest’anno eravamo alle proteste contro le Giornate dell’Onore, anche con persone che hanno vissuto il periodo nazifascista sulla propria pelle. Queste contromanifestazioni sono state vietate… meglio per la Repubblica Federale, almeno non rischiavano danni d’immagine.

In contemporanea l’evento neonazista viene supportato dallo stato ungherese, finanziato con i fondi della promozione turistica. Certamente l’Ungheria diventa modello per i gruppi neofascisti tedeschi, che infatti sognano una criminalizzazione antifascista e un divieto totale di tutte le proteste antifasciste. Questo non riguarda solo l’AfD (partito neonazista tedesco): il presidente ungherese Orban ha rilasciato un’intervista al giornale tedesco “Die Welt”, che conta milioni di lettori in Germania, a quattro settimane dalle elezioni. Tutto questo mentre Orban continua a restringere la libertà di stampa in Ungheria, vieta proteste e silenzia voci.

Non dare pace ai neonazisti e ai loro eventi festosi, ecco, per noi questo non è un crimine. Combattere il fascismo è un nostro dovere.

Scrivete ai detenuti!

Se volete mostrare la vostra solidarietà ad Hanna o a Maja, scrivete delle lettere in formato digitale in inglese, tedesco o a Maja in italiano e inviatele all’indirizzo solibriefe-budapest@systemli.org, c’è un post fissato sulla pagina instagram del Comitato Antirepressione Milano e anche qui sul blog, lì trovate più informazioni.

FREE ALL ANTIFAS!