La sezione ANPI Bussoleno Foresto Chianocco esprime profonda preoccupazione per le sentenze emesse dal tribunale di Budapest nei confronti di Maja, Gabriele e Anna, con condanne che arrivano fino a otto anni di reclusione per fatti avvenuti nel Febbraio 2023, in occasione della cosiddetta “Giornata dell’Onore”, raduno annuale dell’estrema destra europea nella capitale ungherese che commemora il fallito tentativo di rottura dell’assedio di Buda da parte delle truppe tedesche Waffen-SS e ungheresi nel 1945.
Le pene inflitte, la rapidità della deliberazione e l’impianto accusatorio adottato sollevano seri interrogativi sul rispetto delle garanzie processuali e sull’indipendenza della magistratura in Ungheria. Tali sentenze si collocano in un contesto politico segnato da una progressiva erosione dello Stato di diritto, in cui l’antifascismo viene trattato come un fenomeno criminale, mentre manifestazioni che richiamano apertamente ideologie neonaziste continuano a svolgersi con la tolleranza, se non la protezione, delle autorità.
Particolarmente grave è il caso di Maja, estradatə dalla Germania nonostante il successivo pronunciamento della Corte costituzionale tedesca che ha definito l’estradizione illegittima per il rischio di trattamenti inumani e degradanti. Una vicenda che pone questioni rilevanti sul piano del diritto internazionale, della tutela dei diritti fondamentali e della responsabilità delle istituzioni europee.
Riteniamo inaccettabile che l’antifascismo venga criminalizzato. L’antifascismo non è un reato né un’opinione, ma un principio fondativo delle democrazie europee nate dalla sconfitta del nazifascismo. È un valore sancito dalla Costituzione italiana, dalla memoria della Resistenza e dai Trattati europei.
Alla luce di quanto avviene in Ungheria, la nostra sezione richiama l’attenzione anche sul dibattito in corso nel nostro Paese attorno al Disegno di Legge in materia di sicurezza promosso dal Governo italiano. Alcune delle misure previste, in particolare quelle che incidono sul diritto di manifestazione, sul dissenso e sulla partecipazione alla vita pubblica, destano forte preoccupazione. Il rischio è quello di una progressiva restrizione degli spazi democratici e di una normalizzazione di strumenti repressivi che colpiscono movimenti sociali, opposizione politica e pratiche antifasciste.
L’esperienza ungherese dimostra come, in nome della “sicurezza”, si possa giungere a colpire selettivamente chi si oppone all’odio, al razzismo e al fascismo, mentre si tollerano o si minimizzano le espressioni dell’estrema destra. È una deriva che deve essere fermata prima che diventi irreversibile.
#FreeAllAntifas
Comunicato Free All Antifas dell’ANPI sez. Foresto-Bussoleno-Chianocco

